Ecco la Charta di Padova sulla Salute d’Insieme, presentata a Circular Medical Expo dal prof. Gino Gerosa

Inclusione, sostenibilità, innovazione responsabile, intelligenza artificiale ed educazione alla salute: sono questi alcuni dei principi alla base della Charta di Padova sulla Salute d’Insieme (In Universum Salus), presentata a Padova durante l’ultima edizione di Circular Medical Expo. Un documento che propone una visione olistica della salute e che mira a diventare un patto condiviso per le generazioni future.

A illustrarne i contenuti è stato il professor Gino Gerosa, oggi Assessore alla Sanità della Regione Veneto, professore di cardiochirurgia all’Università di Padova, direttore del Centro di Cardiochirurgia e del Programma Trapianto di cuore e Assistenza Meccanica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, nonché componente del Comitato scientifico di Circular Medical Expo.

La Charta è stata elaborata dal Gruppo I.U.S. art. 32, formato da 20 esperti e studiosi. L’acronimo richiama l’articolo 32 della Costituzione italiana, che tutela la salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, sottolineando la necessità di un approccio sistemico e condiviso alle politiche sanitarie.

Nel documento, la Salute d’Insieme viene proposta come evoluzione del modello One Health, ufficialmente riconosciuto nel 2004 e fondato sull’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Come scrivono gli autori della Charta, “nell’espressione di salute d’insieme c’è un’espansione del concetto di salute, che non viene più intesa solamente come assenza di malattia, ma in senso olistico come benessere psicofisico, equilibrio socioeconomico, qualità delle relazioni e dei contesti di vita”. In questa prospettiva, la salute dell’ambiente e degli animali diventa parte integrante della salute umana, superando una lettura settoriale e introducendo una rete di interconnessioni senza gerarchie.

Una visione che chiama in causa anche le grandi sfide contemporanee. Le pandemie, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento ci ricordano ogni giorno che il benessere è un sistema complesso e interconnesso e il paziente deve essere considerato una persona nella sua interezza, inserito nel contesto sociale, ambientale e lavorativo.

La Charta propone un’evoluzione del concetto di salute circolare, da One Health a In Universum Salus – spiega il professor Gino Gerosa –: una visione globale in cui le diverse dimensioni, fisica, mentale, ambientale e sociale, tra loro interconnesse, devono essere considerate in maniera olistica, chiamando in causa diversi attori: dalla politica alla comunità, dalla scuola alla famiglia. Il documento vuole essere un patto per la salute delle generazioni future, che comprende 12 punti chiave tra cui inclusione, tutela dell’ambiente, ricerca di un equilibrio tra innovazione e sostenibilità, uso dell’intelligenza artificiale, educazione alla salute, centralità della persona, responsabilità intergenerazionale, solidarietà ed equità”.

I 12 punti della Charta di Padova

  1. Inclusione: il benessere psico-fisico-sociale di una comunità non può prescindere dalla cura delle disuguaglianze, dall’educazione scolastica, dall’accoglienza e dalla partecipazione attiva delle diverse componenti, in termini di genere e anagrafici
  2. Tutela dell’ambiente: l’attenzione per l’ambiente è una delle componenti fondamentali del concetto “In Universum Salus”, per cui è necessaria l’attenzione alle biodiversità, alla tutela del bene comune, alla promozione della mobilità sostenibile, alla promozione di politiche ambientali efficienti.
  3. Equilibrio tra innovazione e sostenibilità: questo punto è “politicamente” critico: l’innovazione in ambito sanitario ha reso possibile diagnosi sempre più precoci, terapie efficaci e un significativo miglioramento della qualità della vita. Tuttavia senza basi etiche solide e senza un approccio realmente sostenibile, il progresso tecnologico potrebbe generare nuove disuguaglianze, impatti negativi e compromettere nel tempo la salute globale. L’innovazione tecnologica non può essere disgiunta dalla sostenibilità economica soprattutto per un sistema sanitario universalistico quale è il nostro dove l’OCSE stesso ci dice che non può essere sostenibile con la sola fiscalità. Questo vuol dire che si deve pensare a ridisegnare completamente il sistema: reingegnerizzando la rete ospedaliera, centralizzando alcune risorse e sviluppando centri di eccellenza regionali e organo-specifici dove alti volumi di attività possano garantire eccellenza nei risultati di outcome, consentendo nel contempo l’aggiornamento costante del parco tecnologico ospedaliero.
  1. Uso dell’intelligenza artificiale: L’IA può garantire l’applicazione degli strumenti diagnostico-terapeutici più avanzati e più adeguati al singolo paziente, rappresentando il caposaldo per l’ulteriore progressione verso una medicina di precisione, una medicina personalizzata ritagliata sul singolo paziente. Potrebbe inoltre essere utilizzata per la prevenzione degli eventi climatici “estremi” e per la protezione degli ecosistemi, specie quelli più a rischio di estinzione.
  2. Educazione alla salute: formazione sanitaria per la cittadinanza con condivisione di percorsi di prevenzione e responsabilità, sviluppo di consapevolezza nelle scelte anche tramite strumenti digitali. Educare il cittadino a scelte di politica sanitaria che tengano conto della sostenibilità del sistema universalistico ottimizzando l’utilizzo delle risorse, rifuggendo da una logica duplicazionale e particolaristica.
  3. Coinvolgimento delle scuole: la scuola deve diventare il primo anello per la formazione di adulti consapevoli e attenti alle esigenze del territorio, al benessere animale e ai cambiamenti climatici.
  4. Centralità della persona: l’art 32 della Costituzione riconosce la salute come un Diritto fondamentale; la persona dev’essere al centro delle scelte politiche sia sociali che sanitarie con valorizzazione della relazione di cura.
  5. Responsabilità intergenerazionale: ogni generazione deve basarsi sull’esperienza della precedente anche nella promozione del benessere delle generazioni future sempre tenendo alta l’attenzione su etica e sostenibilità.
  6. Visione globale: parlare di “Salute d’Insieme” richiede di considerare diverse dimensioni, tra loro interconnesse, ovvero fisica, mentale, ambientale e sociale. Le diverse dimensioni chiamano in causa i diversi stakeholders: politica, comunità, scuola, famiglia, associazioni di malati.
  7. Equità: l’accesso alle cure, ma anche la tutela dell’ambiente e degli animali, dev’essere accessibile a tutti, in modo semplice ma responsabile, senza differenze di genere.
  8. Solidarietà: la coesione tra generazioni, il supporto reciproco e la solidarietà, favoriscono scelte atte a promuovere una “Salute d’Insieme” che consideri il benessere non solo psicofisico ma anche sociale.
  9. Inclusione nelle tematiche aziendali ESG anche del fattore H (Health): l’integrazione della tutela della salute, sia individuale che collettiva, nelle strategie aziendali può aiutare a creare un impatto positivo sulla società e l’ambiente. Le imprese attente ai criteri ESGH incrementeranno la reputazione aziendale rappresentando l’attenzione alla salute un elemento valoriale sempre più vicino alle esigenze dei consumatori, ormai consapevoli e attenti alle questioni ambientali e sociali.
  10. Valorizzazione dell’ospedale liquido e della medicina quantistica. Prevedere dunque una stretta interrelazione tra ospedale e territorio dove la continuità delle cure e la deospedalizzazione diventano momenti fondanti per la sostenibilità del sistema e l’umanizzazione delle cure.  Inoltre la sinergia tra medicina quantistica e convenzionale permetterà di disegnare un nuovo paradigma in medicina permettendo di realizzare un quadro più completo della salute aprendo nuove prospettive dal punto di vista clinico e terapeutico.