Per oltre vent’anni il settore biomedicale italiano e quello svizzero hanno operato in un mercato quasi integrato grazie all’Accordo di Mutuo Riconoscimento (MRA) tra Svizzera e Unione Europea. Non si trattava di un semplice trattato commerciale, ma di un caposaldo dell’integrazione economica tra la Svizzera e l’Unione Europea. Concluso il 21 giugno 1999 ed entrato ufficialmente in vigore il 1° giugno 2002, l’MRA nasceva con un obiettivo ambizioso: eliminare le barriere tecniche agli scambi, garantendo che un prodotto commercializzato in Svizzera potesse essere venduto nell’Unione Europea – e viceversa – senza ulteriori procedure amministrative o duplicazioni burocratiche. Questo sistema copriva 20 settori industriali: dispositivi medici, prodotti farmaceutici, apparecchi elettrici, prodotti da costruzione, macchinari e tanto altro, arrivando a interessare il 73% di tutti i prodotti industriali esportati dalla Svizzera verso l’UE. La situazione è cambiata il 26 maggio 2021 in corrispondenza della “piena applicazione del Regolamento MDR (UE) 2017/745 sui Dispositivi Medici e in mancanza di un raggiunto accordo istituzionale tra la Svizzera e l’Europa”. Non essendo stato aggiornato il Mutual Recognition Agreement (MRA) tra UE e Svizzera, il mutuo riconoscimento è venuto meno per il settore dei dispositivi medici e la Svizzera è stata di fatto considerata un “Paese Terzo”. Le conseguenze sono state immediate e le aziende italiane hanno dovuto iniziare a trattare il mercato svizzero con le stesse cautele e gli stessi oneri richiesti...
Dispositivi medici in Svizzera: cosa cambia per le aziende europee dopo la fine dell’MRA
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