Negli ospedali l’ossigeno non è una semplice fornitura ma un farmaco vitale per migliaia di pazienti ogni giorno. L’esperienza del Covid-19 ci ha insegnato quanto sia delicato l’equilibrio dei sistemi sanitari e quanto devastanti possano essere le emergenze: la mancanza di ossigeno non è un’eventualità accettabile. Tradizionalmente l’ossigeno viene stoccato in grandi bombole o serbatoi ad alta pressione: sistemi efficaci ma complessi, che richiedono una logistica costante, spazi dedicati e rigorose misure di sicurezza. La grande necessità di ossigeno, che ha avuto picchi enormi durante la pandemia, ma in realtà anche tutte le terapie intensive in periodi “normali” ci hanno ricordato e ci ricordano ancora oggi quanto questa catena di approvvigionamento possa essere fragile e quanto l’ossigeno, in situazioni critiche, diventi una risorsa molto preziosa. Proprio per questo negli ultimi anni il modo di pensare alla produzione e alla gestione dell’ossigeno medicale sta cambiando. La tecnologia sta aprendo la strada a soluzioni che puntano a rendere le strutture sanitarie quanto più autonome e sicure possibile. Un altro aspetto centrale di queste nuove tecnologie insiste sulla continuità dell’erogazione per trasformare l’ossigeno da risorsa instabile a presenza costante e affidabile nella quotidianità ospedaliera. In questo scenario si inserisce l’innovazione sviluppata da DELTA P, un’azienda italiana che ha ripensato il concetto stesso di “centrale di ossigeno” ospedaliera. In che modo lo abbiamo chiesto al dott. Luca Taini, Manager dell’azienda.
Perché oggi è così importante ripensare il modo in cui gli ospedali producono e gestiscono l’ossigeno?
Oggi l’autoproduzione dell’ossigeno negli ospedali è un punto fondamentale di cui discutere, negli ultimi anni i limiti strutturali e i costi, spesso insostenibili legati ai sistemi più comuni di fornitura hanno messo in risalto una problematica importante che è assolutamente da risolvere.
Quando avete capito che il modello tradizionale basato su bombole e serbatoi aveva dei limiti strutturali?
Fin dai primi anni 2000 DELTA P si è impegnata nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie alla portata di tutti per semplificare e migliorare il servizio ospedaliero. Inoltre le notizie sempre più ricorrenti di incidenti legati all’elevata pressione delle bombole ci hanno spinto a trovare una soluzione che non mettesse a rischio il flusso di fornitura di una farmaco salvavita come l’ossigeno.
Come funziona la tecnologia alla base dei vostri sistemi?
Il funzionamento è veramente molto semplice, partendo dall’aria che normalmente respiriamo riusciamo ad eliminare l’azoto e altri gas grazie alla zeolite, un filtro naturale che trattiene tutto quello che non è ossigeno, viene poi stoccato all’interno di un serbatoio di accumulo (a bassa pressione) pronto per essere poi utilizzato all’interno dell’ospedale.
I filtri molecolari di zeolite sono centrali nel processo di separazione dell’ossigeno dall’aria: che ruolo giocano nello sviluppo di questa tecnologia?
La zeolite è il vero filtro che ci consente di eliminare tutte quelle particelle che non sono ossigeno e danno la possibilità di avere una purezza di quanto prodotto ≥ 93%.
Qual è la principale differenza, dal punto di vista pratico, tra un impianto tradizionale e un sistema come il vostro OxGen?
Una delle più grandi differenze è la possibilità di avere sempre a disposizione ossigeno senza dover attendere l’arrivo del fornitore del gas per ricaricare il serbatoio criogenico e/o la sostituzione delle bombole qualora terminassero anzitempo, in secondo luogo non ci sono costi “nascosti” l’autoproduzione si fa solo al bisogno e con dei costi di gestione veramente limitati.
La sicurezza è un tema centrale quando si parla di ossigeno: in che modo questa tecnologia riduce i rischi per le strutture sanitarie?
La pressione di utilizzo di un generatore di ossigeno non mette a rischio esplosione l’intero impianto, la macchina in automatico, se non viene utilizzata per diverso tempo fa dei cicli di pulizia dell’ossigeno già prodotto così da garantirne sempre la purezza adeguata. Inoltre le bombole fornite al momento sono a 200 bar anche se siamo a conoscenza dell’aumento della pressione delle stesse fino a 300 bar.
Come viene garantita la continuità di erogazione, anche in caso di picchi di consumo o imprevisti?
La normativa di riferimento è quella Francese (AFNOR) e noi utilizzando questa normativa calcoliamo circa il 20% in più di un utilizzo intensivo dell’ossigeno. Il calcolo che il fornitore fa per ricaricare il serbatoio criogenico è sul consumo medio, il nostro calcolo si basa sul massimo momento di picco, garantendo il corretto funzionamento del generatore.
Dal punto di vista dei costi, cosa cambia per un ospedale che decide di produrre ossigeno in loco?
Da diversi anni sentiamo parlare di economia sempre più sostenibile, l’inquinamento nelle nostre città è ai massimi storici, con il nostro autoproduttore siamo in grado di ridurre le emissioni di CO2, dato che riduciamo la consegna delle bombole ci sono meno camion in giro a fare le diverse consegne, in più se un ospedale utilizza i pannelli solari per alimentare la struttura il costo di produzione di 1 m3 di Ossigeno è praticamente pari a 0. DELTA P è sempre attenta a trovare soluzioni che possano garantire la riduzione di emissioni di anidride carbonica e che siano a impatto zero.
In quanto tempo una struttura può rientrare dell’investimento iniziale?
Dipende, tendenzialmente la risposta corretta è 2/3 anni però come anticipato ci sono diversi fattori che influenzano questa risposta, pannelli solari, costi di fornitura che possono variare in base al periodo storico modificano il ROI, volendo rimanere larghi sul range direi 3/4 anni al massimo.
Questa tecnologia è pensata solo per grandi strutture ospedaliere o può adattarsi anche a realtà più piccole?
A dire il vero si adatta molto meglio alle strutture più piccole che fanno un utilizzo più per letti di degenza e/o un utilizzo meno intensivo rispetto ai grandi ospedali pubblici che al loro interno hanno letti di terapia intensiva e sale operatorie. DELTA P è in grado di fornire, con un singolo generatore marcato CE, circa 60 m3/h di Ossigeno, tutti i nostri generatori sono modulabili e quindi affiancare 2-3 generatori nello stesso sistema, per raggiungere portate più elevate, è una soluzione molto pratica ed intelligente perché così si possono eseguire anche le manutenzioni alle macchine senza ridurre e/o avere ammanchi di ossigeno all’interno della struttura.
Può trovare spazio anche nelle cure a domicilio?
No, il sistema di autoproduzione si collega direttamente ad un impianto di ossigeno nuovo o già esistente, solitamente nelle abitazioni private questo non può essere fatto, inoltre si dovrebbe trovare un locale dedicato dove installarlo e la spesa per fare questo tipo di installazione non è sufficiente per giustificare l’utilizzo dell’ossigeno che solitamente viene fatto in casa.
Viene applicata anche negli stabilimenti industriali? In quali settori?
Industria 4.0 ha dato una grande spinta all’utilizzo degli autoproduttori di Ossigeno e Azoto in ambito industriale, diverse sono le applicazioni, in ambito industriale quello che va per la maggiore è sicuramente il generatore azoto i cui utilizzi sono svariati come per esempio, il farmaceutico, l’alimentare per poi andare su settori come i tagli laser eccetera. Qui vale lo stesso discorso fatto in precedenza sull’emissioni, meno camion che girano a consegnare il gas meno CO2 prodotta, più sicurezza sulle strade e meno rischi esplosione.
Quali sviluppi futuri immaginate per questa tecnologia?
In altri paesi europei è diventato obbligatorio l’utilizzo dei generatori di ossigeno sia nel pubblico che nel privato, quello che ci auguriamo è che l’Italia per una volta non sia l’ultima nazione ad arrivarci ma che si metta in primis a validarne l’importanza così che se mai ci fosse un’altra emergenza potremmo ritenerci un po’ più preparati ad affrontarla. Come per tutte le tecnologie, esistono ampi margini di miglioramento, sui quali stiamo già lavorando per ottimizzare ulteriormente le prestazioni.

