Pulire le mani di frequente è la prima cosa da fare per evitare di essere contagiati da diversi tipi di malattie. Durante la pandemia da Covid-19 lo abbiamo sentito ripetere molte volte, ma è una buona pratica che valeva prima della pandemia come vale oggi, anche se tendiamo a dimenticarcelo. Senza però nulla togliere all’importanza della pulizia delle mani, sappiamo che il gel e i disinfettanti normalmente utilizzati vengono proposti in contenitori di plastica, che richiedono un notevole impiego di risorse per la loro produzione, il trasporto, il posizionamento ed il ritiro dei vuoti, e spesso l’utilizzo ripetuto di questi prodotti può provocare secchezza alle mani ed in certi casi anche irritazione.
Oggi esiste un’alternativa grazie ad HT Plasma, una startup italiana che ha sviluppato un modo diverso per sanificare le mani. Una nuova tecnologia basata sul “plasma freddo”, innovativa, sostenibile e semplice da usare, per garantire pulizia ed igiene frequenti in contesti pubblici e privati.
Il cuore dell’idea si chiama GLOW: un dispositivo che sfrutta le proprietà antimicrobiche di un gas ionizzato, il plasma freddo. Questo gas viene generato dall’aria circostante e consente di eliminare dalle mani virus, batteri e funghi. Basta una presa di corrente e l’inserimento per pochi secondi delle mani nella piccola apparecchiatura per averle igienizzate e asciutte, senza bisogno di gel o salviette. Un’alternativa all’igienizzazione tradizionale che non produce rifiuti, consuma poca energia e si presenta anche con un bel design compatto e pratico.
Secondo Gianluca De Masi, CEO di HT Plasma, “GLOW è stata pensata per rendere l’igienizzazione non più un gesto occasionale, bensì una pratica quotidiana, disponibile in ogni ambiente sanitario come ambulatori, ospedali, cliniche ecc. ed in generale per tutti gli ambienti pubblici”.
Quando e come è nata l’idea di GLOW?
Le proprietà antimicrobiche del plasma freddo sono note da diversi anni e sono state oggetto di un numero considerevole di pubblicazioni scientifiche. Le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto che vengono prodotte durante il processo di ionizzazione permettono di abbattere molto efficacemente la concentrazione di virus, batteri e funghi (come certificato anche dal Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova). Durante il lockdown dovuto alla pandemia del 2020, quando il tema delle mani e il loro ruolo nella diffusione di patogeni ha iniziato a diventare centrale, ci è venuta l’idea di declinare il plasma freddo verso questa possibile applicazione. Abbiamo presentato il progetto di un dispositivo al plasma freddo per l’igienizzazione delle mani alla competizione StartCup Veneto 2020 organizzata dalle Università di Padova, Venezia e Verona. Il progetto che al tempo si chiamava “HandyPlasma” è stato scelto dalla giuria come il migliore nella categoria “Innovazione Industriale”, dandoci la spinta giusta per costituire la startup HT Plasma a febbraio 2021.
A che punto siete con lo sviluppo della vostra Startup?
Dopo esserci costituiti nel 2021, abbiamo sviluppato e testato una serie di prototipi tra il 2022 e il 2023, ottenendo anche il brevetto d’invenzione industriale e definendo anche il design insieme a un designer italiano. A inizio del 2024 un primo aumento di capitale e l’ingresso di nuovi soci, ci ha permesso di supportare l’ottimizzazione e l’industrializzazione del dispositivo. Nel 2025 abbiamo finalmente lanciato sul mercato Glow, il primo prodotto di HT Plasma completamente Made in Italy. Ora stiamo selezionando partner commerciali, come distributori e agenti, che ci aiutino a introdurre il dispositivo nel settore sanitario, Ho.Re.Ca. e, più in generale in tutti gli ambienti aperti al pubblico.
Quali sono state le principali difficoltà che avete dovuto superare?
Diverse e in diversi ambiti. Sicuramente dal punto di vista tecnico Glow è un dispositivo molto complesso che richiede una profonda conoscenza della dinamica fisica del plasma, della fluidodinamica e della microbiologia. Poi c’è tutta la parte d’ingegnerizzazione e della gestione di alte tensioni da coniugare con il design molto accurato che si può apprezzare in Glow. Su questo non possiamo che ringraziare i nostri partner industriali che si sono messi alla prova su un prodotto e su una tecnologia completamente nuovi. Infine il marketing e la commercializzazione di un prodotto innovativo che cambia il paradigma di un gesto quotidiano a cui non si presta più molta attenzione. Questo ultimo aspetto sappiamo già che richiederà del tempo e sarà probabilmente la sfida più difficile.
Siete soddisfatti dei risultati ottenuti?
Sì, molto. Il core della startup viene dal mondo della ricerca e riuscire a rendere disponibile alla comunità una tecnologia fino a qualche anno fa relegata solo ai banchi del laboratorio è un qualcosa che riempie di orgoglio. È chiaro che, come detto sopra, i risultati ora dovranno arrivare dalla risposta del mercato e da come saremo bravi a introdurre Glow nella pratica quotidiana.
Che progetti avete e cosa vi serve per portarli avanti?
La tecnologia sviluppata con Glow è estremamente versatile e si presta a tantissime applicazioni che stiamo mettendo a punto. Sicuramente il primo passo sarà la verifica della possibilità di certificare Glow come dispositivo medico. È una richiesta abbastanza chiara che abbiamo avuto dai distributori con cui ci confrontiamo costantemente. Oggi siamo impegnati sul lancio di Glow ed è chiaro che una startup non ha la struttura per seguire diversi progetti in parallelo. Più velocemente riusciremo a creare una rete vendita almeno su scala nazionale e più facilmente potremo dedicarci allo sviluppo degli altri progetti.

