L’innovazione rappresenta oggi uno dei fattori critici di crescita e competitività per imprese, start-up e centri di ricerca in Italia e in Europa. In un contesto globale sempre più competitivo, la capacità di generare nuove idee, trasformarle in prodotti e servizi e proteggerle efficacemente è fondamentale. Per esplorare da vicino lo stato dell’innovazione nel nostro paese e nel contesto europeo, abbiamo intervistato i vertici di Bugnion S.p.A., azienda che dal 1968 si pone come protagonista in questo scenario, mettendo a disposizione oltre 120 professionisti distribuiti in 16 sedi tra Italia ed estero. Si tratta di una delle principali società europee di consulenza in Proprietà Intellettuale, che offre soluzioni personalizzate e un supporto globale alle imprese per valorizzare il loro know‑how e ottenere un vantaggio competitivo duraturo. Per capire come evolvono i trend di innovazione, quali sono le principali opportunità per le aziende innovative e quale ruolo giocano gli strumenti di proprietà intellettuale nel sostenere la competitività, in particolare, nei settori biomedicale e tecnologico, abbiamo intervistato il Dott. Aldo Paparo, responsabile dell’ufficio di Modena e Reggio Emilia di Bugnion.
Negli ultimi anni qual è stato l’andamento delle richieste di brevetti in Italia rispetto al resto d’Europa? Quali trend emergono dai dati più recenti?
Focalizzandosi esclusivamente sul suolo nazionale i dati sono confortanti: nel biennio 2024-2025 l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) ha ricevuto, in numero crescente rispettivamente del +18% e del +13%, 11.996 domande di brevetto per invenzione industriale e 2073 domande di brevetto per modello di utilità. Se ampliamo il nostro punto di vista all’Europa, considerando il biennio 2022-2023 e i depositi per invenzione industriale dinnanzi all’Ufficio Brevetti Europeo (EPO), nemmeno questo osservatorio è negativo: la crescita complessiva relativa ai brevetti per invenzione industriale è del 2.9% (passando da 193.627 a 199.275). I Paesi dell’Europa ricoprono il 43% dei depositi, in crescita del 1.8% rispetto all’anno precedente, mentre la restante parte è contesa da Stati Uniti (24,2%), Giappone (10,8%), Repubblica Popolare Cinese (10,4%), Corea del Sud (6,3%). La Germania è padrona della scena europea, ma lo è sempre stata per cultura e tradizione quotidianamente rinvigorita dalla vicinanza con l’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) che ha sede principale in Monaco, con il 12,5% di depositi, seguita da Francia 5,4%, Svizzera 4,7%, Olanda 3,5%, Gran Bretagna 3%, Svezia 2,6%, e Italia con 2,5%, dato che cresce di un +3,8% sui depositi europei dell’anno precedente.
Passando poi a un “grandangolo mondiale”, il primo Paese al mondo per depositi di brevetti è la Cina con 1.68 milioni di domande depositate nel 2023 su un totale di 3,55 milioni di domande depositate in tutto il mondo. La Cina, che nel passato – e tutt’ora – è stata identificata come Paese tristemente famoso per copiare i prodotti occidentali, negli ultimi cinque anni ha ricompreso nella propria rotta di crescita la tutela brevettuale depositando, ogni anno più di un milione di domande quindi, in soli due giorni questo paese deposita un numero di domande equivalente a quelle depositate dall’Italia in sei mesi. A completare il quadro chiudendo il podio dei Paesi con il più alto tasso di depositi, ci sono gli Stati Uniti in seconda posizione, con 598mila depositi, e al terzo posto il Giappone, con 300mila depositi. Aggiungendo a questi numeri i 243mila depositi della Korea del Sud e i 199mila depositi dell’Europa abbiamo circoscritto l’85% dei depositi effettuati nel mondo nel 2023.
I dati riportati non considerano gli stessi bienni. Questo perché una domanda di brevetto rimane segreta, dalla data di deposito, diciotto mesi e pertanto alcuni uffici, come quello europeo e quello internazionale, processano i dati relativi ai depositi pubblicati, quindi risalenti al 2023, mentre l’ufficio italiano è in grado di preparare statistiche conteggiando i depositi ancora nello stato di segretezza.
Ci risulta che il settore biomedicale sia, oggi, uno di quelli in cui vengono depositate più domande di brevetto rispetto ad altri ambiti: quali sono, secondo voi, le principali motivazioni di questo andamento?
Se analizziamo i depositi effettuati in Italia, il settore biomedicale è il motore trainante dell’innovazione in Italia. Il 33% delle domande depositate sono nel campo salute e biomedicale, il 10,2% nel campo della chimica e nuovi materiali, l’8,4% nel campo macchinari e attrezzature e, a chiusura delle prime aree tecnologiche, il 6,6% nel campo dell’informatica & sistemi di telecomunicazioni e il 6,2% nel campo dell’ambiente e della sostenibilità. Se ci spostiamo in territorio europeo le percentuali evidenziano un diverso taglio: più della metà dei depositi è equamente distribuito tra computer technology (15%), electrical machinery, apparatus and energy (14%), digital communication (14%) e medical technology (14%). Il focus ora è sull’Information Technology, infatti, le prime cinque aziende multinazionali con il più alto numero di depositi in Europa sono Huawei, Samsung, LG, Qualcomm, Ericsson. Il dominio dei depositi nazionali nel campo biomedicale è sicuramente legato a più fattori: il primo fra tutti è l’eccellenza del distretto locale che genera inventori che quotidianamente respirano opportunità nel campo biomedicale. Uscendo poi dai confini del distretto, credo che sia innegabile un fattore demografico: l’invecchiamento della popolazione italiana e più estensivamente l’aumento dell’aspettativa di vita comporta la necessità di dispositivi medici, protesi, soluzioni diagnostiche e terapie croniche che stimolano la domanda di prodotti biomedicali.
Come viene rilevato e misurato l’andamento dell’innovazione in Italia e in Europa? Esiste un organismo o un ente ufficiale che monitora questi dati?
Tutti i dati riportati provengono dagli “uffici riceventi” ossia gli uffici brevetti che ricevono le domande di brevetto e che elevano le medesime, solo dopo un esame approfondito, a brevetti concessi. È il caso di citare l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) con sede a Roma, che gestisce le domande di brevetto per invenzione industriali, le domanda di brevetto per modello di utilità, le domande di registrazione di marchio, le domande di brevetto per disegno industriale e le domande di brevetto per le nuove varietà vegetali. Segue l’European Patent Office (EPO) con sede principale a Monaco di Baviera, che riceve e processa esclusivamente le domande di brevetto per l’Europa e infine il World Intellectual Property Office (WIPO) con sede a Ginevra, che riceve le domande di brevetto, di marchio e di design internazionali. A complemento dell’EPO è presente l’EUIPO (European Union Intellectual Property Office) con sede ad Alicante per la gestione dei marchi e design industriali comunitari. EPO, WIPO e EUIPO gestiscono titoli di proprietà industriale che hanno (o possono avere) effetto su più Paesi ma ogni Nazione ha il proprio ufficio brevetti e marchi. Per citarne alcuni è possibile citare il tanto indaffarato CNIPA (China National Intellectual Property Administration) e gli altrettanto laboriosi USPTO (United States Patent and Trademark Office) e JPO (Japan Patent Office). Tutti questi uffici ricevono i diritti di Proprietà Industriali e ne promuovono o rifiutano la validità. Questi enti sono tra i più importanti osservatori delle evoluzioni tecniche ed economiche dei vari Paesi.
In che modo la strategia di Proprietà Intellettuale può influenzare la capacità competitiva di un’impresa sul mercato?
I titoli di Proprietà Industriale nascono per conferire, in capo al titolare, un monopolio. La concessione di un brevetto da sola non determina il successo di una azienda: tuttavia esistono diverse storie di successo imprenditoriale legate a un’idea brevettata e, al contrario, si sono verificate brusche battute di arresto da parte di alcune aziende a causa della contraffazione di brevetti altrui. Se si provasse, però, a leggere la situazione posizionandosi dall’altra parte della barricata: quale danno genera all’impresa un’idea nuova, da poco presentata sul mercato, copiata da terzi e presentata a un prezzo inferiore? In un mercato dove vige un’evoluzione continua, quanto costa, per stare un passo avanti al concorrente, migliorare la propria idea che fino a poco tempo prima era l’innovazione di mercato?
Il brevetto non è la panacea risolutiva di tutti i problemi legati alla concorrenza, ma amo sempre dire che con un brevetto è possibile aprire un tavolo di trattative.
Quali sono gli ostacoli più comuni che le PMI italiane incontrano nel processo di brevettazione e quali consigli dareste alle aziende che si affacciano per la prima volta al tema della Proprietà Intellettuale per proteggere adeguatamente le proprie idee?
Gli ostacoli più comuni sono generalmente due: il tempo e gli inventori. Il tempo perché chi ha deciso di presentare la propria idea sul mercato senza prima tutelarla difficilmente, poi, può tornare sui propri passi. Il brevetto deve rispondere a un primo requisito che è la novità assoluta: prima si tutela l’idea e poi la si espone in fiera o al cliente. Per quanto riguarda gli inventori, invece, negli anni, ho constatato che molto spesso prendono contatti con il consulente, solo dinnanzi a un forte progresso della tecnica, mentre sarebbero state meritevoli di tutela brevettuale anche le “piccole” soluzioni intermedie.
Il consiglio che posso dare è quello di non credere che la proprietà industriale sia una materia esclusiva e riservata ai pochi. La curiosità e l’ascolto, come in tutti campi, migliora la persona e soprattutto può conferire all’azienda un vantaggio competitivo.
Bugnion offre servizi specifici per startup e imprese emergenti. In che modo questi programmi aiutano le giovani realtà a navigare nel complesso panorama europeo dell’innovazione?
Bugnion, da anni, attraverso il proprio InnovationLab, supporta attivamente le iniziative di creazione di nuova imprenditorialità innovativa, nella convinzione che lo sviluppo di startup rappresenti un elemento chiave per la crescita dell’ecosistema dell’innovazione. Il nostro approccio si distingue per l’attenzione a una nuova cultura della proprietà intellettuale: non più intesa come un costo accessorio, ma come un vero e proprio investimento strategico. In particolare, accompagniamo le startup nella definizione di una strategia IP coerente con il loro modello di business, così da massimizzarne il valore e l’impatto. Per le giovani imprese, infatti, la strategia di proprietà intellettuale deve essere considerata sin dalle fasi iniziali. In contesti caratterizzati da risorse limitate, è proprio una pianificazione strategica efficace che consente di stabilire priorità, ottimizzare gli investimenti in IP e trasformarli in una leva abilitante sia per lo sviluppo del modello di business sia per l’accesso a finanziamenti.
Quali evoluzioni normative o tecnologiche prevedete influenzeranno maggiormente il modo in cui le imprese gestiscono la Proprietà Intellettuale nei prossimi anni?
Un primo strumento, già da tempo in atto e che di anno in anno si sta sempre più diffondendo, è il Patent Box che consente di ottenere una super deduzione del 110% dei costi di ricerca e sviluppo sostenuti per determinati beni immateriali (brevetti, software, disegni e modelli). In pratica se un’azienda spende 100€ in R&S, può dedurre fiscalmente 210€, abbattendo il reddito imponibile di IRES e IRAP. Ma ciò avviene solo se si deposita un titolo e solo se questo giunge a concessione. A ciò si aggiungono bandi, voucher e altre agevolazioni fiscali che sistematicamente, a livello nazionale, regionale o provinciale generano vantaggi per le aziende che investono in Proprietà Industriale e in R&S. Sotto un profilo normativo, invece, una rivoluzione è il brevetto europeo con effetto unitario entrato in vigore il 1 giugno 2023 e che consente di abbattere i costi di regolarizzazione di un brevetto europeo concesso con una protezione uniforme in tutti i Paesi UE aderenti che attualmente sono 17, Italia compresa.
Molte PMI sviluppano soluzioni e procedure che difficilmente sono brevettabili (know-how): avreste qualche consiglio per una maggiore tutela?
La tutela de know-how non è una procedura semplice e per questo è bene discutere con un consulente per capire se davvero l’idea non sia tutelabile con una domanda di brevetto o altro diritto titolato. Non dico che non esista tutela per le informazioni segrete, anzi, ma oltre che segrete e dotate di valore economico, servono protocolli di segretezza idonei e adeguati. Ciò comporta un irrigidimento della quotidianità lavorativa delle imprese, attraverso la predisposizione all’esterno di Accordi di Riservatezza (NDA) e contratti ad hoc di collaborazione, ricerca o sperimentazione con propri clienti e fornitori e all’interno dell’azienda la costruzione di una policy sulle limitazioni all’accesso di determinati ambienti, fisici o informatici, e sulla sicurezza informatica.
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